| ENRIQUE VILA-MATAS |
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ROLLING STONE Magazine.
Inédito de V-M en Italia:
Bolaño selvaggio.
Foto: Paula de Parma, Vila-Matas, Carolina Lopez e
Roberto Bolaño a Blanes.
BIBLIOGRAFIA di “Esploratori dell´abisso”
- «Io, esploratore dell'abisso nelle Langhe». Vittoria martinetto.
La Stampa, 1/10/2011.
- Vila-Matas, libri per chi ha fame di sogni e qualità. Sergio Buonadonna.
Il Piccolo, 3/10/2011.
- «Il lettore attivo è raro e in estinzione». Conversazione con Rossana Miranda.
Il Riformista, 4/10/2011.
- A Vila-Matas il Bottari Lattes Grinzane. Francesco Mannoni.
L'Unione Sarda, 4/10/2011.
- La lettura attiva vi allunga la vita. Enrique Vila-Matas. Il Sole, 2/10/2011.
- Che malinconia leggere i libri tutti d’un fiato. Intervista de NanniDelbecchi.
Il Fatto, 8/10/2011.
- Io, esploratore dell´abisso, all´inferno e ritorno. Intervista de Mario Cicala.
Il Venerdì di Repubblica, 23/09/2011.
- «Il realismo in letteratura non esiste». Intervista de Mariella Delfanti.
Corriere del Ticino, 4/10/2011.
- «I miei personaggi tragicomici sull'orlo dell'abisso esistenziale». F. Mannoni.
Giornale di Brescia, 12/10/2011.
- Nel labirinto forma-racconto. Srefano Gallerani. Il Manifesto. 09/10/2011.
- Trapezisti kafkiani sull’orlo del nulla. Andrea Bajani.
Il Sole 24 Hore. 02/10/2011.
- Questo libro mi interessa molto. Marco Arcieri. Alieni Metropolitano. 13/10/2011.
- I libri della Settimana. Rodrigo Fresán. Revista Internazionale. 16/10/2011.
- La cronaca è un´illusione. Scrivere è un´altra cosa. Intervista de Tonino Bucci. Liberazione. 23/10/2011.
- Esploratore spericolato dell´abisso. Giovanni Dozzini. Revista Europa. Nov. 2011.
- La solitudine del lettore a un passo dall´abisso. Anna Banfi. Qui Libri. Gennaio-febbraio 2012.
- Vila-Matas, abisso e solitudine. TuonoNews.it. Romano. A. Fiocchi. 21/02/2013.
MAI ABBASTANZA WAKEFIELD
GIUSEPPE MONTESANO
Mi sento espulso dall’universo, come Wakefield. Nessuna sensazione interiore, ma proprio un piccolo, terribilmente inquietante evento reale. Fa freddo, però! Non pensavo affatto che essere come Wakefield potesse dare tanto freddo al corpo che trema. Nel racconto di Hawthorne, così mi pare di ricordare, Wakefield esce di casa per una commissione e non torna più, non torna più nella sua casa e nella sua vita. Ma non posso controllare, perché dove sono non ho il libro e non ci sono biblioteche, e nemmeno librerie. Sono sceso oggi per buttare la spazzatura, un paio di sacchetti molto pesanti che mi davano un senso di disarmonia fisica là in cucina dove pendevano appesi alle sedie, uno azzurro plastica e l’altro bianco trasparente, e sono sceso di colpo, senza pensarci, giù, dove ci sono i bidoni. C’era vento, un vento che deve avermi fatto capovolgere su me stesso, non saprei dire esattamente come, non saprei dire diversamente, insomma un capovolgimento che a un tratto mi ha portato qui dove mi trovo. Mi trovo fuori...
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IL LETTORE DOTATO DI TALENTO.
La lettura è un arte, anche se molti autori di oggi lo ignorano, visto che sono sempre indaffarati a servire quello che ci si aspetta da loro: intrighi banali, personaggi che parlino come nelle più mediocri serie televisive, stile tiralinee. È la chiarezza che si chiede loro, e di non complicare le cose. Di respirare con naturalezza e non incupire la giornata a nessuno.
La maggioranza dei lettori ostenta il gusto generale e, contando sulla complicità rivelatrice del suffragio di chi non legge, agisce come se avesse vinto alle urne e questo ormai le consentisse di imporre la figura del lettore passivo e di sottoporre qualsiasi lettura individuale alla più rozza lettura generale, prigione di tutti.
Questo orrore ha la sua logica se si pensa che fra i lettori di oggi trionfa quella comodità che già negli anni Trenta portò Cyril Connolly a ironizzare sui pigri: «A prescindere dal loro talento iniziale, si condannano a idee e amicizie di seconda mano».
Per quanto posso ricordare, l'icona classica del lettore attivo è per me una lettrice, Anna Karenina, che viaggia di notte sul treno da Mosca a San Pietroburgo. Proprio nel momento in cui Tolstoj sembra aver sospeso leggermente l'intrigo, Anna si posa un cuscino sulle ginocchia e, avvolgendosi le gambe in una coperta, si mette comoda. Poi chiede ad Annuska una lanterna, che fissa al bracciolo del sedile, e tira fuori dalla borsetta rossa un tagliacarte e un romanzo inglese.
Nella mia memoria, questo momento è una vera illuminazione. Associo la lanterna di Anna a quella peculiare luce propria di cui Paul Valéry aveva percepito l'esistenza quando nei suoi Quaderni riteneva plausibile un tipo di opere che contassero sull'illuminazione personale del lettore, e cioè un tipo di opere scritte non pensando di dare qualcosa a chi legge, ma al contrario di ricevere: «Offrire al lettore l'opportunità di un piacere – lavoro attivo – invece di proporgli un godimento passivo. Uno scritto fatto espressamente per ricevere un senso, e non solo un senso, ma tanti sensi quanti ne può produrre l'azione di una mente su un testo».
Decenni dopo, Roland Barthes avrebbe raccolto il guanto e avrebbe detto che per restituire un futuro alla scrittura occorreva rovesciare il mito: «La nascita del lettore si paga con la morte dell'Autore». Esagerava, ma con la sua idea ha impegnato due generazioni di studiosi e ha dimostrato inoltre che da quell'accadere implacabile che conduce alla morte non c'è nulla che ci distragga tanto come la lettura attiva.
La famosa morte. L'ho vista nascondersi negli orologi nella Vita e opinioni di Tristram Shandy, romanzo con cui Laurence Sterne rinvigorì il rapporto dello scrittore col lettore: «Via via che procederemo più oltre insieme, la superficiale conoscenza che ora è tra noi diventerà familiarità e, a meno che uno dei due sia in difetto, finirà in amicizia ». Può darsi che mostrarsi in difetto davanti a tipi come il grande Sterne sia l'errore di tanti lettori di oggi, consumatori di succedanei della letteratura, ma rincuora sapere che ci sono indizi del ritorno del lettore attivo. Qualcosa comincia a muoversi in mezzo alla baraonda dei romanzi esoterici e altre mostruosità, e si direbbe addirittura che abbia ormai il fiato corto la sciocca esaltazione del lettore passivo, che in realtà nasconde l'esaltazione di chi non legge. Ricompare il lettore dotato di talento e sembra che s'inizino a ridelineare i termini del contratto morale fra autore e pubblico. Ricominciano a respirare gli scrittori che si affannano per un tipo di lettore abbastanza aperto da accogliere nella propria mente il disegno di una coscienza estranea, persino radicalmente diversa dalla propria.
La sequenza centrale di ogni lettura attiva contiene il gesto più profondamente democratico che io conosca. È il gesto di chi sa aprirsi al mondo e alle verità relative dell'altro, alla sacra rivelazione di una coscienza aliena. Se si esige talento da uno scrittore, si deve esigere anche dal lettore. Perché il viaggio della lettura attraversa spesso terreni difficili che richiedono tolleranza, libertà di spirito, capacità di emozioni intelligenti, desiderio di comprendere l'altro e di avvicinarsi a un linguaggio differente da quello in cui siamo sequestrati. Come dice Vilém Vok, non è così semplice per un lettore sentire il mondo come l'ha sentito Kafka: un mondo in cui si nega il movimento ed è impossibile anche solo andare da un villaggio all'altro.
I rapporti fra lettore e scrittore rimandano sia a un mondo radicalmente negato per il movimento sia alla scena opposta: due isolati villaggi kafkiani che si avvicinano. Un romanzo è una strada a due sensi, animata da due talenti; una strada in cui il compito che si richiede alle due parti è, alla fin fine, lo stesso. Leggere, quando si fa con una una lanterna propria, è difficile e appassionante quanto scrivere. Sia chi scrive sia chi legge, pur intravedendo il fallimento, cerca la rivelazione certa di ciò che siamo, la rivelazione esatta della propria coscienza personale, e anche di quella dell'altro. E coloro che collocano la lettura sullo stesso piano dell'esperienza passiva di guardare la televisione, non fanno che umiliare la lettura e i lettori. In realtà, le stesse abilità che servono per scrivere sono necessarie anche per leggere.
Gli scrittori possono mostrarsi in difetto davanti ai lettori, ma accade anche il contrario e i lettori si mostrano in difetto davanti agli scrittori quando cercano in loro solo la conferma del fatto che il mondo è come lo vedono sul piccolo schermo. Tempi nuovi stanno portando a questa revisione e a questo rinnovamento del patto esigente fra scrittore e lettore. C'è da sperare di poter presto dire, parafrasando Henry James, che tutti e due lavorano con quello che hanno, e che i loro grandi dubbi sono la loro passione, e che quella passione è esattamente il loro grande compito.
* Traduzione di Ilide Carmignani, articulo publicatto en 24 hore el 2 de ottobre 2011.
[ versione audio]
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TRAPEZISTI KAFKIANI SULL'ORLO DEL NULLA
ANDREA BAJANI
Franz Kafka era uno specialista del vuoto. In almeno due dei quattri racconti checompongono Unartista del digiuno, il vuoto è lo spazio estremo per eccellenza, quello in cui solitudine assoluta e esperienza artistica si incontrano. Il trapezista che si rifiuta di scendere dal suo trapezio, che decide di trascorrere la vita a mezz’aria, il digiunatore che pretende che il suo stomaco resti inviolato, sono due esempi di specialisti del vuoto. Sono tutti nel segno di Kafka i racconti di Esploratori dell’abisso, ultimo libro di Enrique Vila-Matas a uscire in Italia, l’ennesimo capitolo di un’opera tra le più geniali ed eccentriche oggi in Europa e non solo. Sono diciannove brevi racconti, e ogni storia è come se fosse affacciata sul nulla...
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SCRIVERE, NON SCRIVERE
ANTONIO TABUCCHI
El término autofiction gozó no hace mucho de un cierto entusiasmo sobre todo por parte de la crítica francesa, por más que parezca haberse tratado de un entusiasmo efímero. Acaso porque la autofiction es más fácil de teorizar que de producir, aunque, a decir verdad, el concepto, que ha permanecido en el ámbito de un estrecho círculo de elegidos, ha conservado un sabor vagamente esotérico, con el prestigio que emana de los códigos a los que el vulgo no tiene aún acceso... |
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| TORINO, 2 OTTOBRE 2011 |

Bajani e Vila-Matas en Officine Grandi Riparazioni. |

Bajani e Vila-Matas. Uscita di sicurezza.
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LIBRI TRADOTTI IN ITALIANO
| Un’aria da Dylan |
2012 |
Feltrinelli |
Elena Liverani |
| Dietario voluble |
npdt |
Feltrinelli |
- |
| Esploratori dell'abisso |
2011 |
Feltrinelli |
Pino Cacucci |
| Dublinesque |
2010 |
Feltrinelli |
Elena Liverani |
| Storia abbreviata della letteratura portatile |
2010 |
Feltrinelli |
Lucrezia Panunzio Cipriani |
| Bartleby e compagnia |
2009 |
Feltrinelli |
Danilo Manera |
| Dalla città nervosa |
2008 |
Voland |
Natalia Cancillieri |
| Dottor Pasavento |
2008 |
Feltrinelli |
Pino Cacucci |
| Il viaggiatore più lento |
2007 |
Alet |
Eleonora Mogavero |
| Parigi non finisce mai |
2006 |
Feltrinelli |
Natalia Cancellieri |
| Il viaggio verticale |
2006 |
Voland |
Simone Cattaneo |
| Il mal di Montano |
2005 |
Feltrinelli |
Natalia Cancellieri |
| L'assassina letterata |
2004 |
Voland |
Elisabetta Pagani y
Danilo Manera |
| Suicidi Esemplari |
2004 |
Nottetempo |
Lucrezia Panunzio Cipriani |
| Bartleby e compagnia |
2002 |
Feltrinelli |
Danilo Manera |
| Suicidi Esemplari |
1994 |
Sellerio |
Lucrezia Panunzio Cipriani |
| Storia abbreviata della letteratura portatile |
1989 |
Sellerio |
Lucrezia Panunzio Cipriani |
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| RECENTI LIBRI PUBBLICATI IN ITALIA |
2012
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2011
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2010
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2010
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2009
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| UN'ARIA DA DYLAN |
ESPLORATORI DELL'ABISSO |
DUBLINESQUE |
STORIA ABBREVIATA DELLA LETTERATURA PORTATILE |
BARTLEBY
E COMPAGNIA |
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A Napoli 2009
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PREMI LETTERARI
- 2006: Il mal di Montano, Premio Internacional Ennio Flaiano.
- 2007: Il viaggiatore più lento, Premio Elsa Morante.
- 2009: Dottor Pasavento, Premio Letterario Internazionale Mondello.
- 2011: Bartleby e compagnia e Dublinesque, Premio Bottari Lattes Grinzane.
- 2012: Esploratori dell'abisso, Premio Gregor von Rezzori.
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RIFERIMENTI SUL WEB
- Bajani, Andrea, 'Quando gli chiesero di scrivere un’orazione funebre'.
- Bajani, Andrea, 'Per anni Franz Kafka'.
- Bajani, Andrea, 'Un futuro da Novecento'.
- Bajani, Andrea, 'Trapezisti kafkiani sull’orlo del nulla'.
- Bajani, Andrea, 'Mostrarsi, un piccolo libro di Andrea Canobbio'.
- Banfi, Anna, 'Filo sottile che separa l’uomo dall’abisso'.
- Banfi, Anna, 'Parole malgrado tutto'.
- Manera, Danilo, 'Un apolide in fuga verso città inesistenti'.
- Montesano, Giuseppe, 'Mai abbastanza Wakefield'.
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Disegno di Teresa Vila Matas
di rua de Janelas Verdes
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Enrique Vila Matas, un lusofilo iberico
Michela Bennici
UNIVERSITÀ DI MILANO
Enrique Vila-Matas è autore di un sofisticato e spiritoso meticciato intertestuale. Considerato dalla critica a tratti scomodo ed ermetico, sfugge a qualsiasi definizione letteraria. E, del resto, è lo stesso autore a sottoscrivere in pieno la volontà di non legarsi a nessuna corrente prestabilita: “non vedo la necessità di dare un nome a tutte le varianti di un genere presumibilmente nuovo” (Vila-Matas, Dalla città nervosa, 2006, p. 208). Luoghi comuni letterari, narrazioni che fanno capo all'antica arte di raccontare storie verosimili, o nel migliore dei casi epiche, generi letterari ben definiti da rigidi schemi e personaggi che parlano in terza persona, vengono soppiantati da una fitta rete intertestuale che fonde generi diversi - fino a raggiungerne la dissoluzione - e che mescola realtà e finzione. Profondamente pervaso dallo scetticismo postmoderno, è convinto che la letteratura si sia convertita in un bene di consumo, l'autore in una garanzia per il lettore moderno, completamente privo di spirito letterario. Eppure Vila-Matas non rinuncia a legarsi per tutta la vita a uno spietato padrone, che non fa concessioni e che accompagna gli scrittori sulla strada dell'inquietudine, mai pienamente soddisfatti, in uno stato di febbrile eccitazione e impegnati in una ricerca infinita di nuovi stimoli attraverso la lettura... |
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| [Contatto per le traduzioni: txell@mbagencialiteraria.es] |
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